Criteri didattici alla base della scrittura dei manuali di matematica di MathPlace

Dovrebbe essere chiaro a tutti che la didattica della matematica prevalente è fallimentare a giudicare dai risultati che si ottengono.
Infatti la materia viene presentata come prescrittiva, degradandola da "regina delle scienze" a formulario, appunto.
L'autore, all'inizio della sua carriera di docente per i licei, si rese conto che l'insegnamento dell'algebra non sortiva gli effetti desiderati: i ragazzi arano disorientati e non riuscivano ad assimilare dei concetti che per un docente erano scontati. Dopo alcune riflessioni sul perché di queste difficoltà capì quale era il problema.

Dalla scuola elemente fino alla media la matematice era, ed è, presentata come un insieme di prescrizione per poter "far di conto", non per poter ragionare.
Possiamo immaginare l'idea che i ragazzi si fanno: la matematica è una cosa oscura dove non si capisce niente e dove bisogna imparare a memoria alcuni astrusi algoritmi.

Perché le divisioni si fanno in quel modo? In base a quali ragionamenti? Un libro valido dovrebbe spiegare come si arriva a giustificare qualsiasi algoritmo, oltre a fornire nozioni di storia della matematica, a fornire aneddoti e aspetti interessanti.
Per fare un esmpio, quando si parla del triangolo di Tartaglia, può essere interessante per lo studente scoprire che in quella tabella si nascondono figure frattali.

Oppure, parlando dell'algoritmo dell'estrazione della radice quadrata, motivarlo introducendo il concetto di gnomome e ricavare l'algoritmo  geometricamente, giocando con i vari gnomoni.
Studiare matematica è come salire delle scale, dove ogni gradino rappresenta un concetto semplice: se si inizia dal primo tutto diventa agevole, ma se vogliamo arrivare subito sopra, saltando alcuni gradini, tutto diventa oscuro e confuso. In altre parole, allo studente bisogna motivare e spiegare tutto, iniziando dai concetti più elementari
e usando molto la logica.